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Speakeraggi

Anime giapponesi, ecco come avviene il loro doppiaggio

Gli anime giapponesi, comunemente conosciuti come le opere di animazione di produzione nipponica, sono molto seguiti in Italia, motivo per il quale si rende sempre necessaria un’opera di traduzione e doppiaggio.

Se delle difficoltà della traduzione parleremo nell’opportuna sede, oggi ci concentriamo sul difficile lavoro di speakeraggio che viene svolto dai doppiatori italiani.

Differenza di culture e di parlato

Nell’ambito degli anime giapponesi, è importante saperlo, esistono due tipi principali di doppiaggio, presenti già nella lingua madre.

Quando l’anime viene invece tradotto in italiano, il lavoro si complica ulteriormente. Come noto, infatti, questa è un’opera di adattamento che deve comunque adeguarsi al labiale del cartone. Il giapponese, dopotutto, è completamente diverso dall’italiano. Molto discordi tra loro sono in particolare i suoni e le vocali particolarmente lunghe dell’idioma nipponico.

Questo, quindi, complica il processo di interpretazione che deve essere compiuto per doppiare tutti gli anime giapponesi. Anche una persona non esperta potrà notare la totale dissonanza tra un parlato e un altro.

Adattare e trasportare un anime giapponese in italiano, quindi, non è affatto semplice. Le difficoltà nascono anche sia in ambito culturali (in Oriente si crede che sulla luna abiti un coniglio mitologico) che, come già detto, di trasposizione della lingua.

Non appena risolta la differenza culturale e di tradizioni e usanze dal giapponese all’italiano, si potrà passare al lavoro che interessa gli speaker italiani.

Come doppiare gli anime giapponesi

A differenza dello speakeraggio in altre lingue, quindi, il doppiatore dovrà prestare attenzione non solo all’audio anche alla mimica facciale e al video. Proprio per questo motivo, oltre che a donare la propria voce e a donargli la giusta profondità, colui che doppia gli anime giapponesi dovrà essere bravo nel rendere proprio e nell’interpretare il testo.

Per completare il lavoro al meglio, il dialoghista, oltre ad impostare la voce correttamente, dovrebbe porsi l’intento comunicativo del regista e la giusta sceneggiatura che ne potrebbe ricavare.



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